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L'intervista a Riccardo Tesi è stata pubblicata in anteprima sul blog
dell'Accademia del Mantice il 13.2.2007.
Innanzi tutto si tratta di un lavoro in completa solitudine, organetto solo dall’inizio alla fine. E’ un progetto che in molti mi chiedevano da tempo e che io respingevo per più ragioni. La prima è che non ho l’abitudine di suonare da solo. Amo molto l’incontro con altri musicisti e soprattutto negli ultimi anni mi sono concentrato sul ruolo d’arrangiatore per cui l’utilizzo dell’organetto veniva di conseguenza alla costruzione generale del brano. Non sono un grande appassionato di virtuosismo e privilegio l’emozione per cui spesso tre note suonate con il feeling giusto sono più importanti e significative di scale velocissime. La seconda ragione è il pericolo della noia, lo stesso strumento dall’inizio alla fine tende a saturare timbricamente molto presto per cui tenere desta l’attenzione dell’ascoltatore è un’impresa difficile. Per questo credo che sia importante la qualità delle melodie e delle composizioni nonché la ricerca di approcci diversi allo strumento per raccontare ogni volta cose diverse. Inizialmente avevo pensato di registrare semplicemente le mie composizioni passate in versione solistica ed invece il mettere di nuovo l’organetto al centro della mia musica mi ha aperto nuovi orizzonti ed in poco tempo sono nate una serie di nuovi brani che ho registrato immediatamente per non perderne la freschezza. Per questa ragione l’album ha acquisito per me un significato importante e compiuto, non si tratta di una semplice raccolta ma di un progetto vero e proprio. Il disco uscirà a fine Aprile in Francia con l’etichetta Cinq Planete specializzata in dischi di strumenti solo, diretta da Philippe Krumm mio ex produttore all’epoca dell’etichetta Silex. Sarà distribuito in Italia dalla Felmay di Beppe Greppi , storica etichetta di musica tradizionale con cui collaboro ormai da vent’anni. Spero con questo album di fare contenti i tanti organettisti che si lamentano sempre che nei miei lavori non c’è mai abbastanza organetto. Ecco qua una bella overdose!!! Dove sta andando la musica di Tesi? Non so mai in precedenza dove andrà la mia musica. Seguo l’istinto e le curiosità musicali che di volta in volta mi assalgono. In questo periodo ho piuttosto voglia di un suono cameristico con pianoforte, violoncello, clarinetto ecc. Sto lavorando con Archea che è un quintetto d’archi di Firenze con cui stiamo sperimentando delle cose. Tra poco inizierò un altro disco che al contrario di questo sarà pienissimo di ospiti, dagli amici di Banditaliana a tutti quei musicisti che nel corso degli anni ho incontrato sul mio cammino e con i quali ho voglia di collaborare. Sarà un album dedicato ai miei trent’anni di carriera , un regalo che mi voglio fare. La “mia musica”andrà anche in tournee , nei prossimi mesi con Banditaliana andremo in Australia ed in Giappone, invece a fine febbraio presenteremo l’ultimo lavoro Crinali (con G.Di Marco, S.Melone, N.Gori, Banditaliana ecc) all’Akkordeon Festival di Vienna. Qual è il tuo modo di comporre per organetto solo? Come ti viene l’idea musicale? È un processo lungo? O il tutto si gioca in fugaci momenti di ispirazione? In realtà compongo molto al pianoforte perché pur suonandolo molto male mi dà una visione del brano più completa e chiara dal punto di vista armonico. Trasporre sull’organetto cose composte su altri strumenti complica parecchio la vita però allo stesso tempo aiuta ad uscire dai cliché tipici dello strumento e a trovare possibilità inaspettate. Per i brani composti sull’organetto invece spesso parto da un suono od un effetto che trovo casualmente e poi inizio a sviluppare la composizione. Quindi spesso l’idea di base è casuale però la fase seguente spesso richiede tempi assai lunghi. Altre volte per fortuna i brani nascono come per magia in pochissimo tempo , è successo per questo disco, ma nel mio caso è piuttosto raro. Quanto è grande la frustrazione di comporre per uno strumento diatonico e al contempo quanto è grande la soddisfazione del lavoro finale? Io credo che i limiti siano da usare creativamente piuttosto che viverli con frustrazione. E’ inutile cercare acrobazie armoniche su uno strumento diatonico. Quando compongo con l’otto bassi cerco di sviluppare l’aspetto ritmico , che è quello che prediligo in questo modello, quando invece lavoro con il tre file, che ha possibilità cromatiche, allora la composizione si muove su armonie più complicate. Del resto gli africani fanno una musica diatonica bellissima eppure mai banale. Certo che quando riesci a sfruttare al meglio le potenzialità dello strumento ai fini della composizione la soddisfazione è enorme. |
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